Il nipote di Suor Paola: “Laziale sfegatata, ma aiutava sempre il prossimo. Ringrazio Lotito…”
Il nipote di Suor Paola racconta la zia: la fede, l’amore per la Lazio e tanto altro

L’intervista di Gionata, nipote di Suor Paola
L’idea di Lotito per l’ultimo saluto e la fede laziale
Ringrazio in primis Lotito, l’idea della camera ardente è stata sua, martedì mi ha chiamato e ha organizzato tutto con il sindaco Gualtieri e l’assessore Onorato. È bellissimo che la Capitale intera possa salutare mia zia. Era una laziale sfegatata, ma aiutare il prossimo veniva prima di tutto. Questa sua missione andava oltre i colori e il calcio. Non a caso, un grande romanista come Damiano Tommasi è stato il suo primo volontario, ma anche Di Francesco, tanti capi curva. Chiunque l’abbia incontrata era disposto a darle una mano.
Alcuni aneddoti su Suor Paola
Mentre ero al capezzale, mi è tornato in mente un episodio. Quando avevo 9-10 anni organizzò un torneo di calcetto. Io non riuscivo a fare goal. Lei fece durare la partita quattro ore. Disse all’arbitro: “Finché mio nipote non segna, la partita non finisce“. Alla fine mi fecero fare i goal per sfinimento. Per lei era un figlio e lei per me una seconda mamma. Ha scelto il mio nome e discusso con mia madre per mettermelo quando sono nato. Alla fine ha vinto lei come ogni sua battaglia. Mi dispiace che, negli ultimi mesi, una combattente così abbiamo mollato di fronte alla malattia. Mi rispondeva con la sua solita ironia, quando la spronavo: “Ti ho insegnato il lavoro, ora tocca a te, proseguirlo“. Come se avesse capito che era arrivato il momento del riposo accanto a Dio. Aveva dato tanto, forse tutto, ma adesso la So.Spe dovrà proseguire il suo insegnamento di andare sempre in soccorso di che è meno fortunato.