Campioni d’Italia contro vincitori della Coppa nazionale. Le semifinali di questa inedita Supercoppa quadrangolare hanno dato un esito conservatore, mettendo di fronte le squadre che il trofeo se lo sarebbero giocato anche con la vecchia regola. E il pubblico arabo, numeroso in Inter-Lazio dopo il deserto di Napoli-Fiorentina, ringrazia. Ad assistere al 3-0 con cui i nerazzurri hanno surclassato i biancocelesti erano almeno in ventimila, a conferma del fatto che, quando conoscono le squadre in campo, i sauditi allo stadio ci vanno. Lo spettacolo, per quanto a senso unico, è stato all’altezza, con l’Inter nel ruolo del lanciatore di coltelli al circo e la Lazio a tentare di schivare i fendenti. «Una brutta figura, con l’Inter non si può perdere così» ha detto Sarri. A Riad non ci voleva giocare e la sua Lazio, coerente, di fatto non ha giocato. «Ho fatto i complimenti ai ragazzi, mi sono divertito a guardarli» ha ribattuto Inzaghi, che battendo il Napoli sarebbe l’unico allenatore ad avere vinto la Supercoppa per 5 volte, a testimoniare come le gare secche gli vadano a genio.

Nel primo tempo l’Inter ha fatto tutto quel che voleva, tranne il secondo gol che avrebbe chiuso la partita. Il primo lo ha segnato dopo sedici minuti Thuram, servito di tacco da Dimarco, coronamento di una di quelle azioni corali, nate da dietro e allevate con pazienza, che hanno fatto dell’Inter la squadra in Europa che più spesso ha segnato dopo avere fatto almeno dieci passaggi. Altro che contropiede. Per ventitré volte al tiro nei novanta minuti, i nerazzurri hanno preso anche due traverse, la prima con Barella. Per contro, alla Lazio non è riuscito niente, e non è mai arrivata a centrare la porta. La ripresa si è aperta con il fallo di Pedro su Lautaro, visto al Var da Marchetti, con il conseguente ennesimo rigore segnato da Çalhanoglu, che da quando gioca in Italia non ne ha ancora sbagliato uno. Sarri ha reagito anticipando i cambi, con Cataldi e Luis Alberto in campo per Rovella e Guendouzi, ma la musica non è cambiata. Servito da Barella, questa volta la traversa l’ha presa Lautaro. La superiorità nerazzurra era tale da spingere Thuram a giocare con l’obie tivo palese di mandare in gol il suo capitano, anziché segnare quando avrebbe potuto. Come Barella aveva fatto contro il Verona, preferendo il passaggio a Sanchez a un gol fatto. Licenze che la dirigenza interista apprezza poco. Nel finale, solito gol di Frattesi, entrato proprio per il sardo. Annullato il gol a due minuti dalla fine di Immobile: l’aveva stoppata di mano.

Il pubblico arabo, quasi tutto nerazzurro, ha esultato, sussultato, imprecato e battuto le mani sotto la direzione d’orchestra di una quarantina di ultrà arrivati dall’Italia, che prima della partita hanno bisticciato con polizia e steward: lo striscione “Curva nord” copriva i cartelloni elettronici con scritto “Visit Saudi” e “Benvenuti in Arabia”. Nel finale, gli spalti sono stati mossi dalla ola, come si fosse a Usa ’94. Passato quel Mondiale, la passione degli statunitensi per il soccer si affievolì. Resta da capire se una bella finale fra Inter e Napoli, dopo quella sontuosa giocata la scorsa settimana fra Real Madid e Barcellona in Supercopa, possa aiutare ad accendere quella dei sauditi, più abituati ai numeri solitari di CR7 che alle serate di buon calcio come quella di ieri. La Repubblica

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