La scelta di Milinkovic-Savic di andarsene è stata personale, noi non l’abbiamo venduto. Ho fatto di tutto per trattenerlo offrendo ingaggi importantissimi; avevamo fatto un patto, mi ha detto che voleva fare nuove esperienza. Alla fine non abbiamo mai ricevuto offerte concrete se non, qualche anno fa, da una squadra italiana per importi oltre i 100 milioni e io ho declinato perché quell’anno avevamo chiuso il mercato in entrata prima degli altri Paesi, e fu un errore perché ci trovammo senza la possibilità di rimpiazzarlo. Inoltre avevo preso un impegno con Inzaghi quindi declinai”. Così Claudio Lotito, presidente della Lazio, a Radio Tv Serie A con Rds, torna sull’addio di Milinkovic-Savic volato in Arabia Saudita. Poi sul mercato, il numero laziale sottolinea come "la Lazio non ha mai fatto mercato in entrata con alcuni club rilevanti, oggi lo ha fatto comprando giocatori da squadre più blasonate. Ad esempio non avevamo mai comprato giocatori dalla Juventus, quest’anno è arrivato Rovella e qualcosa abbiamo dimostrato di poter fare”, conclude. "Quest’anno la Lazio è una squadra più competitiva, con giocatori di qualità in tutti i ruoli, anche nelle sostituzioni. Penso di aver allestito una squadra competitiva che può competere con tutti, ma si tratta di avere la certezza dei propri mezzi, questo può fare la differenza. L’anno scorso siamo arrivati secondi perché la squadra ha creduto nei propri valori e non perché alcune squadre hanno avuto una defaillance. Se loro credono nelle loro potenzialità potranno fare bene e dare soddisfazione ai tifosi" prosegue. "Noi dobbiamo rimanere con i piedi per terra. Dobbiamo crederci, abbiamo fatto le prime due partite senza ottenere risultati, questo deve essere da monito per capire che ogni partita è una storia a sè rimanendo sempre concentrati. Abbiamo speso 101 milioni, investendo su giocatori di qualità ma di prospettiva creando un percorso di crescita ulteriore sotto la regia del nostro allenatore, che è un insegnante di calcio, possono essere migliorati. Sicuramente non manca la qualità del gioco, ora si tratta di portare a casa i risultati". Champions League? Abbiamo allestito una squadra che ha, a livello di qualità e numerico, tutto per competere in entrambe le competizioni. La Lazio lo scorso anno aveva fatto una valutazione. Noi riteniamo che la Conference sia una competizione che non sia di interesse della Lazio, diversa è la Champions, competizione che dà risorse straordinarie e grande visibilità. Atletico? Dobbiamo verificare lo stato di condizione sia fisica che psicologica di tutti quei giocatori che sono in nazionale sperando che arrivino in condizione e che non vengano menomati in termini di prestazione dagli sforzi. Stadio? Conosco bene le problematiche per poter realizzare uno stadio che possono incidere sulla realizzazione Sto lavorando su una serie di idee, non ultima il Flaminio, e poi vedremo quella che sarà la soluzione del problema. Noi dobbiamo fare uno stadio che sia efficiente, che sia adeguato alle esigenze e che possa rappresentare un valore aggiunto. Se ristrutturi uno stadio dal valore evocativo come il Flaminio devi partire che non potrai mai mettere ein campo alcune attività di ricavo. Su Roma è complicato fare uno stadio ex novo, lo proposi su un terreno di proprietà ma mi fu impedito; fu un errore per la città. Adesso stiamo lavorando su alcune ipotesi. Il Flaminio può avere valore storico e risolvere, sulla carta, il problema ma non certo efficientare i ricavi". "Abbonamenti? Superata quota 30.000 abbonamenti? La tifoseria ha capito che c’è un progetto serio. Quando presi la società questa fatturava 84 milioni ne perdeva 86,5. Siamo riusciti a risanarla, dopo la Juventus siamo quelli che hanno vinto più di tutti e ora lavoriamo per dare maggior soddisfazione ai tifosi con il bel gioco e l’organizzazione. Abbiamo un centro sportivo all’avanguardia, vediamo se i risultati sportivi avvaloreranno questi sforzi. Bisogna essere convinti della bontà del proprio progetto, io sono sicuro che il tempo dimostrerà che certe scelte sono positive. I tifosi lo meritano, non si sono mai discostati dalla società anche nei momenti di difficoltà. Nazionale? Io non faccio il mago, abbiamo tutte le possibilità per farlo. Di giocatori se ne trovano tanti, di allenatori anche, ma di presidenti pochi. Serve creare un’alchimia non solo legata alla capacità tecnica, quell’ambiente a 360° che incide sulle prestazioni dei giocatori. Sono 19 anni che faccio il presidente, qualcosa ho fatto nel mondo del calcio; ho salvato la Lazio, ho preso la Salernitana e l’ho portata in Serie A e mi rendo conto che il presidente non ha solo un valore amministrativo, ma è un padre di famiglia e un punto di riferimento. deve avere la capacità di stimolare e far esprimere al meglio i giocatori, oltre che la capacità di far credere in un progetto".

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