Lazio, Cana: "Tudor mi è sempre piaciuto, con lui ritrovato un ritmo alto. Su Felipe Anderson..."
L'ex centrocampista della Lazio, Lorik Cana, ha parlato ai microfoni di Tag24 della stagione biancoceleste e di Felipe Anderson
Questa sera si chiude la stagione della Lazio. I biancocelesti, alle 20:45, scenderanno in campo allo Stadio Olimpico di Roma, per affrontare il Sassuolo nell'ultima giornata del campionato di Serie A. Se i neroverdi sono già matematicamente retrocessi in Serie B, la squadra di Tudor invece vuole mettere al sicuro la partecipazione alla prossima Europa League (serve un punto per il settimo posto matematico). Oltre ad essere l'ultima gara stagionale della Lazio, sarà l'ultima partita di Felipe Anderson con la maglia biancoceleste.
Ai microfoni di Tag24.it, per commentare la stagione della Lazio, ma anche per dire la sua su Felipe Anderson, ex compagni di squadra proprio in biancoceleste, è intervenuto Lorik Cana, centrocampista della Lazio dal 2011 al 2015.
Lazio, le parole di Lorik Cana sulla stagione biancoceleste
“La stagione della Lazio è stata condizionata dalle aspettative che si avevano all’inizio dell’anno. Quando tu l’anno prima raggiungi il secondo posto, con numeri straordinari, è normale che tutto l’ambiente pensi di poter ottenere ancora di più. Poi ripetersi però non è sempre facile ed evidentemente c’è stato anche un calo mentale. Spiegazione? Penso che abbia influito molto anche il cambiamento che c’è stato dal punto di vista dirigenziale. La partenza di Tare è stata fondamentale, anche perché la Lazio era abituata ad avere all’interno del suo organico una figura simile. Lui ha aiutato a costruire quella squadra e penso che ai giocatori che lo avevano vissuto, sia mancato molto. La stagione è partita in maniera complicata, ma comunque hanno raggiunto un grande traguardo centrando gli ottavi di finale di Champions. Non era assolutamente scontato. Poi giocando su due o tre fronti, è normale perdere per strada qualcosa, non riuscendo ad essere sempre al massimo. Credo che nella rosa mancassero almeno due o tre elementi importanti”.
Lazio, dalla partenza di Milinkovic a mister Igor Tudor: il pensiero di Cana
“La partenza di Milinkovic-Savic è stata sottovalutata. Parliamo di un calciatore molto difficile da sostituire, anche se oggi c’è un ragazzo molto valido come Guendouzi. Il francese ha fatto molto bene, ma Sergej nella Lazio era fondamentale. Man mano hanno visto l’obiettivo allontanarsi e questo ha portato al cambio del tecnico. Resta l’amarezza anche per la semifinale di Coppa Italia che poteva essere alla portata della Lazio. Con Tudor però, questa squadra ha ritrovato un ritmo alto.
È un allenatore che mi è sempre piaciuto, anche se non lo conosco personalmente. Mi piace il suo carisma, e dall’esterno apprezzo il modo che ha di gestire il gruppo e di parlare. Le sue squadre hanno sempre giocato benissimo. In particolar modo ha fatto molto bene a Marsiglia e vi assicuro che era arrivato in una situazione delicata. Ha fatto una stagione fantastica, e lì non era semplice. Mi hanno sempre parlato tutti molto bene di lui, soprattutto la presidenza del club francese. Alla Lazio ha dimostrato di saper sfruttare anche una piccola parte di campionato. Ha già fatto vedere belle cose e ha fatto ritrovare a questa squadra la freschezza mentale che si era un po’ persa nella gestione Sarri”.
L'ultima di Felipe Anderson con la Lazio, le parole di Cana sul brasiliano
“Felipe ha fatto delle cose ottime alla Lazio. Mi ricordo bene quando è arrivato nel 2013, era un ragazzino. È sempre stato uno molto tranquillo, un personaggio stupendo, un ragazzo positivo, pacato ed educato. Credo che a volte sia addirittura troppo gentile. Lo ricordo sempre con grande piacere. È arrivato in sordina e poi ha improvvisamente accelerato, diventando imprendibile nella stagione 2014-15. È stato decisivo, praticamente riusciva a decidere le partite anche da solo e rompeva gli equilibri. Poi ha fatto la sua esperienza all’estero ed è tornato. In parte è un peccato perché guardando a ciò che è riuscito a fare in determinate partite, le aspettative nei suoi confronti erano addirittura più alte. Un talento cristallino, che probabilmente si è espresso per metà del suo potenziale. Avrebbe potuto fare di più? Assolutamente sì. Le cose che tu fai a un certo punto della stagione, non le fai per caso. Lui ha un talento innato, è sempre stato capace di fare cose che agli altri non riuscivano, ma purtroppo non è riuscito a farlo costantemente. Questa probabilmente è la differenza tra un calciatore forte e un fuoriclasse. Rimane però un ragazzo che ricordo con grandissimo piacere. Per la Lazio è stato un giocatore fortissimo, molto legato soprattutto all’ambiente e ai tifosi”.